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Eresia dolciniana e resistenza montanara

di Corrado Mornese

  Edizione Derive Approdi

Pagg. 192
Euro 14,00
 

 

 

Da settecento anni, sin da quando Dante Alighieri parlò di fra Dolcino nel XXVIII Canto dell’Inferno, la figura dell’eretico e la vicenda della resistenza sui monti valsesiani e biellesi da parte di ribelli in armi contro i "crociati" ha profondamente diviso non solo gli animi, ma anche le opinioni e i giudizi degli storici. Tra questi ultimi, molte e differenti sono state le valutazioni e le spiegazioni del fenomeno ereticale e della rivolta montanara, ma il "mistero" è rimasto pressoché insondabile fino a oggi.
Ora, con questo lavoro frutto di un impegno e di una ricerca che ha richiesto una dozzina d’anni, finalmente viene data una convincente spiegazione di quanto avvenne su quei monti tra il 1305 e il 1307. E al contempo, viene recuperata la specificità di un pensiero "ereticale" ingiustamente ritenuto secondario da molti pur autorevoli storici.
In una logica serrata e con stile asciutto ed efficace, l’autore risolve un problema storiografico che concentra in sé importanti linee di sviluppo e di superamento della società feudale e del pensiero religioso medievale.

Corrado Mornese, è uno storico, studioso della transizione dal feudalesimo al capitalismo, con particolare riferimento alla società rurale della montagna e ai sistemi di pensiero ereticali. Con Gustavo Buratti ha pubblicato per DeriveApprodi Fra Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi. È autore, inoltre, di Rima-Rimmu ieri oggi domani (1995) sulla storia del più alto insediamento walser in alta Valsesia. È promotore del Centro Studi Dolciniani e curatore de "La Rivista Dolciniana".

 

 

Introduzione: La stella del mattino

Senza ripercorrere minuziosamente l’intera vicenda degli Apostolici e i suoi significati, può essere utile fornire in estrema sintesi alcuni riferimenti temporali, segnalando al contempo qualche problema storiografico sinora non completamente definito.

1260. È unanimamente considerato come l’anno in cui Gherardino Segalello dà inizio alla propria scelta evangelica pauperista e al movimento apostolico. Questa deduzione è tratta dalla Cronaca di Salimbene de Adam1, ma negli Statuti di Parma si attesta la presenza di una "domus religionis Apostolorum" già intorno al 1250. Si potrebbe quindi pensare o a qualche errore di datazione da parte di Salimbene, oppure addirittura alla preesistenza di "Apostolici" rispetto all’avvento di Segalello. Di quest’ultima ipotesi non esiste però alcuna altra traccia nelle fonti. Il 1260 è un anno di significato particolare per i gioachimiti, che lo interpretano come l’inizio della nuova éra della storia, la terza età segnata dall’avvento dello Spirito Santo. Un anno dal forte valore simbolico, dunque, che potrebbe persino essere stato adottato "a posteriori" come momento iniziale del movimento apostolico, per segnarne anche simbolicamente una valenza escatologica più complessiva. Sembra pertanto più opportuno ritenere che Segalello diede inizio al movimento apostolico "intorno" all’anno 1260.

1294. Gherardino Segalello, dopo essere già stato in precedenza incarcerato, viene condannato al carcere perpetuo, mentre due uomini e due donne sono condotti al rogo in quanto Apostolici. Questa disparità di trattamento riservata al leader, dimostra a sufficienza il benevolo atteggiamento nei suoi confronti da parte di Obizzo Sanvitali, vescovo di Parma, il quale già nel 1269 aveva addirittura raccomandato alla carità dei fedeli le "sorelle apostolesse", con l’elargizione di un’indulgenza di quaranta giorni a coloro che le avessero caritatevolmente accolte e trattate. Quindi, una volta scarcerato, Segalello è tenuto presso il vescovo con la motivazione che si tratta di un uomo dai comportamenti giullareschi, quasi un buffone adatto alla corte vescovile, e anche ciò ha fatto pensare a un espediente di Obizzo per salvare l’"ydiota" di Alzano.

18 luglio 1300. Gherardino Segalello è condotto al rogo. Neppure il vescovo Obizzo, nel frattempo passato a Ravenna, era riuscito a salvarlo. Il Concilio di Lione del 1274 aveva segnato la svolta della Chiesa cattolica nei confronti del complesso mondo degli ordini "non autorizzati". Onorio IV con la bolla Olim felicis recordationis nel 1286, Niccolò IV nel 1290 e infine Bonifacio VIII nel 1296 avevano rese non solo esecutive ma anche sempre più cogenti le deliberazioni conciliari del 1274. La condanna prima al carcere e poi al rogo di Gherardino rientra nell’azione, di più vasta portata, contro le istanze autenticamente evangeliche ma non autorizzate, che porterà alla "ereticazione" degli Apostolici e di altri movimenti, come per esempio i "figli dello Spirito Santo", devoti di Guglielma da Milano (Guglielma la Boema). Questa affascinante vicenda legata a quella che fu giustamente definita "eresia femminista" è sostanzialmente coeva rispetto alla vicenda degli Apostolici2.

Per 20-30 anni, dunque, pur non essendo organicamente integrato nella Chiesa cattolica e nei suoi ordini mendicanti ufficiali, il movimento apostolico convive con essa ed esprime apertamente le proprie istanze e le proprie scelte etico-religiose3. Appare dunque da un lato più opportuno parlare di "movimento" e non di secta (setta), in quanto tutta la sua azione si svolge alla luce del sole4; dall’altro, è altrettanto opportuno distinguere tra "eterodossia" ed "eresia". Molti autorevoli storici utilizzano il termine "eterodossia" come sinonimo di "eresia", in contrapposizione a "ortodossia". Invece, se da un lato con il concetto di "ortodossia" si esprime l’adesione piena e integrata a una fede religiosa all’interno della struttura della Chiesa ufficiale, con il termine di "eterodossia" si dovrebbe esprimere una scelta che prescinde da essa, che quindi è diversa, ma non ancora giudicata condannabile, cioè "eretica". Come fu per Segalello e gli Apostolici sostanzialmente fino al 1294, o, volendo adottare un criterio puramente dottrinario, fino al 1274, cioè fino al Concilio di Lione. Nei fatti, dal 1260 al 1274 (almeno), gli Apostolici di Segalello non sono considerati "ortodossi", ma nemmeno "eretici", e quindi possiamo definirli in sostanza come puramente "eterodossi". Anche Salimbene de Adam non li chiama "eretici".

Con il concetto di "eterodossia" si intende in questo lavoro significare quella sorta di "zona grigia", o di "terra di nessuno", che per un certo periodo fu al confine tra ortodossia ed eresia, secondo l’opinione che uomini e strutture della Chiesa di Roma ebbero nei confronti degli Apostolici di Segalello. Le determinazioni successive al Concilio di Lione del 1274 servirono precisamente ad annullare questo spazio "ambiguo", e a tracciare una linea netta di confine tra ortodossia ed eresia.

In questo senso è quindi, mi pare, corretto parlare di un processo di "ereticazione" degli Apostolici da parte della Chiesa di Roma5, un processo che può essere considerato progressivamente messo in atto dal 1274 al 1294, e che quindi dura circa vent’anni. Anche in riferimento agli Apostolici, non si dovrebbe dunque ignorare quanto scrive P. Martinetti: "È sempre l’indirizzo trionfante che costituisce "la Chiesa" e che provvidenzialmente reprime le tendenze dissenzienti come "eresie"", mentre invece "Se noi possedessimo gli Acta martyrum di tutti quelli che dal 315 in poi hanno affrontato per la loro fede le persecuzioni delle Chiese, allora noi avremmo la vera storia della Chiesa di Cristo"6.

1300-1303. Dopo il rogo di Segalello, Dolcino assume la guida del movimento, e conduce i suoi più fedeli seguaci sulle montagne del Trentino7. È un trasferimento per sfuggire alla repressione inquisitoriale, dunque una scelta difensiva, come puramente difensive saranno tutte le scelte adottate in seguito dai dolciniani. In particolare a Cìmego il gruppo degli Apostolici è accolto e protetto, grazie alla fattiva collaborazione di fra Alberto, un fabbro che in quella comunità deteneva evidentemente una posizione di prestigio. La figura di fra Alberto sembra corrispondere, relativamente al periodo di permanenza degli Apostolici in Trentino, a quella di Milano Sola, relativamente al successivo periodo di permanenza degli Apostolici in alta Valsesia: un leader della comunità che accoglie e ospita il gruppo di eretici.

Nell’agosto del 1300, Dolcino, secondo il resoconto lasciatoci da Bernard Gui, invia la sua prima lettera "ad universos Christi fideles". Proprio su questa intestazione occorre soffermarsi: Dolcino elabora un messaggio destinato non solo agli Apostolici, ma a tutti i fedeli di Cristo, vale a dire a tutti gli "spirituali", a tutti coloro che sono convinti della necessità di riportare la Chiesa in un ambito puramente spirituale, anche se non appartenenti al suo stesso movimento. Il che fa pensare a un’ambizione unificante di più ampia portata, nello scontro con la Chiesa di Roma deviata dagli scopi originari. Qui in Trentino Dolcino e i suoi fedeli vivono e professano la propria fede in una condizione di semi-clandestinità. Una clandestinità totale avrebbe probabilmente significato l’impossibilità di adempiere ai propri comandamenti, di corrispondere alla propria missione. Avrebbe significato il silenzio, la fine di quell’annuncio al mondo che aveva costituito fin dall’inizio il senso fondante del movimento.

Nel dicembre 1303 Dolcino invia la sua seconda lettera ai fedeli. Secondo il resoconto lasciatoci da Bernard Gui, Dolcino nella seconda lettera parla di più di 100 fedeli (il gruppo dirigente "ristretto" del movimento?) e di più di 4000 sparsi in tutta Italia. Se il primo dato può essere considerato verosimile, qualche dubbio sorge sul numero di 4000. Dolcino cita un dato veritiero oppure, essendo tutta la sua impostazione teoretica e culturale fortemente basata sull’Apocalisse, questo numero ha invece una valenza più simbolica che effettiva?